PIC O PAC : COME, QUANDO, PERCHE’


Ad ognuno il suo. Perché? Semplice, non tutti abbiamo la stessa liquidità, la stessa capacità di risparmiare, la stessa propensione al rischio, ma tutti vogliamo un guadagno dai nostri investimenti. E’ importante, quindi, verificare precedentemente che tipo di investitori siamo e quali sono i risultati a cui miriamo.

In questo articolo vi illustro due soluzioni di investimento per due categorie di risparmiatori: Il PAC e il PIC. 

I Piani di Accumulo di Capitale, comunemente definiti anche tramite l'acronimo PAC, sono una modalità d’investimento che prevede l’acquisto di azioni SICAV o fondi mediante versamenti mensili o trimestrali, costanti nel tempo. Può avere una scadenza definita 5, 10, o 15 anni oppure senza scadenza definitiva.

Concretamente, i Piani di Accumulo di Capitale permettono al risparmiatore di accedere all'investimento attraverso versamenti periodici di capitale. Nella pratica l’investitore apporta all’investimento somme costanti, a scadenze regolari e per un periodo di durata predeterminata. Così facendo il capitale investito dal risparmiatore, in termini complessivi, cresce in modo graduale nel tempo. Il pac può essere anche utile per utilizzarlo contro la  tendenza  del mercato e cioè per comperare più quote nei momenti di ribassi nel mercato e ottenere quindi maggiori utili al momento della vendita totale o parziale delle quote acquisite durante il periodo di accumulazione a seguito di importanti rialzi dei corsi.

Matematicamente un Piano di Accumulo utilizza il principio dell’applicazione di una media ponderata ai prezzi di ingresso degli acquisti delle quote.

Quanto versare? L’entità delle somme da versare – all’interno di un PAC - sono solitamente determinate in base al proprio reddito e alle proprie spese prevedibili e potenziali ,ma anche prendendo in considerazione lo scopo dell’accumulazione e i tempi previsti .

Usiamo i numeri: un Piano di Accumulo con versamenti mensili da 100 euro per 120 mesi complessivi porterà a fine dei 10 anni del piano a ritrovarsi con un capitale complessivo di 12.000 euro. A questo capitale andranno aggiunti anche gli interessi o le cedole – o più in generale l’apprezzamento in conto capitale - dello strumento in cui si è investito. A fine piano il valore di carico di ogni quota nel portafoglio dell’investitore sarà pari alla cifra investita in totale (i 12mila euro dell’esempio) divisa per il numero di quote più le spese di sottoscrizione e gestione -  identificati nel modulo KIID rilasciato alla sottoscrizione. 

 I vantaggi di questo tipo di investimento sono numerosi, infatti, è un investimento che permette di raggiungere l’obiettivo di crescita del capitale anche in periodi di forte turbolenza dei mercati e, quando, invece il compratore vorrebbe vendere o disfare l’investimento. Il PAC grazie alla sua flessibilità e alla possibilità di predeterminare la cifra da versare è spesso preferito dai risparmiatori che non hanno grandi cifre da investire e possono invece contare su entrate stabili e sicure. . L’obiettivo tipico di chi sottoscrive un PAC è, nel medio-lungo periodo, raggiungere un capitale maggiore della somma dei versamenti periodici effettuati.

Comunque il pic non è uno strumento solamente per chi può versare poco ma deve essere uno strumento che può essere utilizzato anche in funzione anticiclica . Bisogna tenere presente anche che tempi troppo ravvicinati  diminuiscono il livello di profitto e aumentano quello del rischio , vi sono nel pac delle spese fisse e/o anticipate che richiedono del tempo per essere ammortizzate . la durata minima consigliabile è quella di una comune polizza vita , e cioè almeno 10/15 anni , più è lungo il tempo di accumulazione e maggiore è  la sicurezza di raggiungere obiettivi finanziari molto apprezzabili anche investendo in mercati di alta volatilità , anzi direi che il pac raggiunge i migliori risultati nei mercati maggiormente volatili , ed è altamente sconsigliabile fare un pac in un fondo obbligazionario o addirittura monetario , in quanto non si farà altro che comprare quote ad un prezzo sempre più alto , e questo non fa bene alla media di acquisto , vero punto di partenza per ogni buona performance .


 Il PIC, invece, sta per Piano di investimento di capitale: con questo termine si intende l’investimento in un’unica soluzione di una certa somma che è ideale per chi ha molta liquidità da investire nell’immediato, ad esempio, chi va in pensione o eredita una somma. 

I due strumenti si differenziano anche per il livello di rischio. Se si investe un certo capitale in un’unica soluzione, come nel caso del PIC, si deve essere in grado di sopportare un rischio maggiore. Il PAC, invece, vista la modalità di investimento periodica consente di “spalmare” il rischio, riducendo la probabilità di acquistare nei momenti meno favorevoli. Investire gradualmente, con un PAC, è quindi tendenzialmente meno rischioso che investire tutto in una volta, con un PIC.
 
  PIC e PAC, però, non sono in contrasto. È comune che un investitore inizi a investire con un capitale precedentemente accumulato tramite un PIC, e poi investe somme inferiori “a rate” tramite un PAC, o viceversa  Oppure Si può ipotizzare, per esempio ,   un pic a basso rischio e il pac in un mercato più volatile e performante , provvedendo a regolari ribilanciamenti della composizione degli investimenti sulla base delle caratteristiche / desideri del cliente : età propensione al rischio , livello patrimoniale e molti altri dati utili , in quanto gli investimenti risentono fortemente dei dati soggettivi , infatti uno dei principali compiti del consulente è quello di gestire l’emotività del cliente che tende ad investire basandosi su dati momentanei o su esperienze molto lontane nel tempo e non utili per valutare la contingenza . 
 
 Come sempre, una variante importante è quella  ai costi. Entrambe le soluzioni tuttavia prevedono costi, rendimenti e rischi che variano sulla base delle asset sui quali si è deciso di investire. L’investitore dovrà valutare quale delle due soluzioni meglio si coniuga coi propri obiettivi e capire in che cosa si investe e quali sono i costi. E’ comunque auspicabile non farsi schiacciare sul tema dei costi , spesso costi più elevati sottendono a redditività più elevate , ed è comunque necessario diversificare e quindi investire in servizi più costosi e altri meno o per nulla costosi , un buon equilibrio finanziario delle soluzioni di investimento tende comunque ad annullare le  eventuali momentanee  minusvalenze causati dai costi superiori di un comparto rispetto ad un  altro Chiedere consulenza professionale, come sempre, può aiutare nella scelta.

Alla fine di questa argomentazione tengo comunque a sottolineare che un buon “asset-allocation“deve comunque  contenere una componente assicurativa , il cui compito è quello di preservare i risparmi da un evento negativo . UN BUON ASSET ALLOCATION E’ COME UNA SQUADRA DI CALCIO CHE DEVE AVERE TUTTI I SUOI COMPARTI (DIFESA CENTRO CAMPO E ATTACCO  EQUILIBRATI)   .Non ha senso infatti avere un buon attacco con una difesa colabrodo e viceversa una difesa granitica con un attacco inconsistente , in entrambi i casi si può vincere qualche partita ma non il campionato .