Capitale, demografia e risparmio

Il capitale, definito come l’insieme di beni appartenenti ad un certo proprietario, è tra i fattori determinanti per la produzione. Nel linguaggio comune indica un fondo di ricchezza detenuto in uno specifico momento da una persona o un’azienda destinato a fornire un guadagno nel tempo, con possibili interessi. Quando il capitale viene investito in fattori di produzione come impianti, macchinari e materie prime si parla di capitale costante, quando invece il capitale viene convertito in forza lavoro, creando quindi plusvalore, viene definito capitale variabile. Di seguito alcune tipologie:

  • capitale finanziario: somma di denaro messa a disposizione dell’impresa per dotarsi di capitale produttivo
  • capitale sociale: ammontare monetario relativo ai conferimenti dei soci per la costituzione di una società
  • capitale economico: valore che viene attribuito all’impresa all’atto del trasferimento della stessa ad un altro soggetto
  • capitale umano: insieme delle risorse intangibili che un soggetto, in aggiunta alle sue capacità naturali, ha acquisito durante la sua vita, ad esempio, le proprie conoscenze, abilità, istruzione, finalizzate al raggiungimento di scopi sociali ed economici.

Dopo queste nozioni basilari, voglio partire con l’analisi dal capitale umano appena menzionato, calzando le domande di molti economisti che si sono chiesti perché si è notata una contrazione dell’inflazione in relazione all’aumento dell’età media della popolazione. In sostanza, si è notato che pur in presenza di salari più elevati nelle classi lavorative più anziane, non vi è un equivalente aumento della liquidità circolante. Proviamo a fare chiarezza su questo interrogativo analizzando, appunto, il capitale umano.  

I Lavoratori più anziani, ma anche i pensionati hanno ormai alle spalle le grandi spese e/o i grandi investimenti come l’acquisto di una casa, i mobili, una nuova automobile, le spese per la cura dei figli e i loro studi e potrei continuare, ma avrete capito il punto: generalmente, in età avanzata, si spende meno. Il denaro risparmiato, da buon italiano medio, è investito in strumenti finanziari a basso reddito e rischio, come le azioni e strumenti derivati dalle azioni. A causa di questa avversione al rischio, il denaro risparmiato non crea nuova ricchezza e sistematicamente si perdono preziose opportunità di crescita finanziaria privata del Paese nel suo complesso.

Il punto che ci interessa è che più si risparmia, meno si investe. L’aumento dei risparmi, e dei risparmi di tipo conservativo, è di per sé deflazionistico, a differenza degli investimenti nei nuovi trend dell’economia circolare.  A conferma di ciò, basti pensare che negli ultimi 10 anni, la media dell’inflazione si è attestata all’1,2% e le tendenze demografiche continueranno a esercitare pressioni al ribasso sull'inflazione dell'Eurozona.

L’Eurozona sembra quindi destinata ad entrare, come è accaduto al Giappone da 20 anni, in una trappola della liquidità. E questo sta accadendo indipendentemente dalla buona volontà della Bce. In pratica, l’invecchiamento della popolazione è più forte della politica monetaria espansiva. Esiste quindi una forte, ma non esclusiva correlazione tra incremento della popolazione giovane e incremento del PIL .

Si possono continuare a fare poderose iniezioni di liquidità, ma è importante che l’economia sia supportata da una politica sociale atta a rendere più semplice la vita delle famiglie: la scuola deve tornare ad essere al centro del sistema formativo, il progresso di un Paese è direttamente proporzionale al livello di cultura della popolazione, o ancora,  una legislazione favorevole alle donne lavoratrici ma anche agli uomini che accudiscono i figli, salari adeguati , stabilità occupazionale. In conclusione: la forma di capitale più importante è il capitale umano , è alle persone che anche gli economisti più aridi ,quelli  che mangiano pane e statistiche, devono  sempre portare la massima attenzione , dietro ogni numero c’è vita, la vita di ogni singola persona.